Ricevo a Milano in San Babila, Città Studi e Porta Ticinese
psicoterapeuta a milano

Anoressia e bulimia: modalità e cause dei disturbi alimentari

Negli ultimi vent’anni, tra gli adolescenti si è diffuso un notevole disagio che sfocia nei disturbi di tipo alimentare. Tale problematica riguarda quasi esclusivamente il mondo femminile con età d’esordio tra i quattordici e diciotto anni (sono presenti, seppur infrequenti, esordi tardivi verso i venticinque o trent’anni). I disturbi del comportamento alimentare (DCA) rappresentano un fenomeno in aumento nelle società ricche ed emancipate che mette in difficoltà le strutture sanitarie. Il corpo è il veicolo principale di presentazione e comunicazione, è lo specchio della propria entità psichica per eccellenza. Esso permette l’appartenenza e la connessione al mondo sociale, esprime lo stile di personalità, le emozioni e le intenzioni, ma anche i disagi e le difficoltà emotive attraverso sintomi e disfunzionalità. Come l’alcol o la droga per le persone dipendenti, il cibo per le anoressiche e le bulimiche costituisce un autocrate a cui donarsi completamente, talvolta sacrificando anche la vita.

Che cos’è l’anoressia
Dal greco an+orexis, ‘senza appetito’. Si tratta di un digiuno protratto ed ostinato che va oltre la logica. Tendenzialmente, si inizia con una normale dieta che diventa sempre più restrittiva fino ad eliminare anche le proteine e tenere quasi esclusivamente frutta, verdura e qualche yogurt in scarsissime quantità. Nella fase iniziale, queste persone vivono il piacere del dimagrimento sentendosi forti, energiche, leggere e omnipotenti data la loro grande capacità di controllo. Aumentano il dispendio di calorie con estenuanti esercizi fisici e vivono la giornata con il pensiero polarizzato completamente sul loro corpo e sul dimagrimento inventando scuse e bugie verso chi indaga sulle loro abitudini alimentari. E’ proprio il caso di dire che hanno una percezione allucinatoria del fisico visto sempre troppo grasso nonostante, in certi casi, arrivi a pesare venti chili. La personalità di queste donne è caratterizzata da:
perfezionismo; interesse per la cucina, ricette e libri sull’alimentazione; difficoltà di attenzione e concentrazione nonostante gli sforzi per riuscire ad ottenere ottimi risultati; sbalzi di umore.

Che cos’è la bulimia
Dal greco bous+limas, ‘fame da bue’. Se con l’anoressia si vuole esprimere il massimo della differenziazione con la propria madre, con la bulimia si desidera il massimo della fusione. E’ caratterizzata dall’incontenibile impulso a mangiare seguito dall’altrettanto irrefrenabile necessità di svuotarsi attraverso il vomito, che nei casi più gravi arriva fino a quindici volte al giorno. Lo svuotamento comporta un lieve e fugace recupero della propria autostima, ma la tensione sottostante continua a lavorare fino ad indurre una nuova crisi. Nel comportamento bulimico si ingurgitano migliaia di calorie in una sola abbuffata e si riesce ad interrompere l’assunzione di cibo solo quando lo stomaco raggiunge il massimo della dilatazione. Si prediligono alimenti dall’elevato livello nutrizionale (dolci, biscotti, patatine); le crisi si presentano come forti ed impossibili da rimandare tanto da dover ricorrere immediatamente al bar o al supermercato più vicini per fare incetta dei cibi sopra descritti, senza aspettare il rientro a casa. Le crisi bulimiche avvengono anche la notte, sempre in solitudine. Le ragazze con tale disturbo sono generalmente simpatiche, socievoli, si pongono come buone amiche. Tendenzialmente riescono a far passare inosservato il loro problema anche alle persone a loro più vicine, ma un attento osservatore può accorgersi delle lesioni cutanee del dorso della mano, ingrossamento delle parotidi del collo e l’erosione dello smalto dei denti. La personalità presenta spesso oscillazioni del tono dell’umore, comportamenti autolesivi e consumo di alcolici o sostanze stupefacenti.

Quali sono le cause di anoressia e bulimia?
A differenza di quanto comunemente si crede circa le cause che inducono al DCA (Disturbo del Comportamento Alimentare), che puntano sul fatto che le ragazze tendano ad emulare i modelli proposti dallo spettacolo e dalla televisione, i reali motivi risiedono invece nella precoce difficoltà di gestire le proprie emozioni soffocando i bisogni sottostanti che non hanno possibilità di essere identificati. Si tratta di persone che durante la loro crescita hanno avuto figure genitoriali carenti dal punto di vista della capacità di accorgersi degli stati d’animo e delle emozioni e quindi fortemente in difficoltà nel rispondere adeguatamente alle esigenze del figlio. In questi casi, di fronte ai segnali emessi dai piccoli solitamente viene a mancare a giusta sintonizzazione e ciò induce il bambino a provare disorientamento, ansia e stress.

Di norma, alla nascita del neonato, le difficoltà di connessione tra genitore e figlio sono frequenti, ma tendono a diminuire nel tempo fino a che i due partecipanti alla relazione non arrivano al giusto intendimento. Al contrario, quando la sintonizzazione continua a fallire, il bambino risulta sicuramente penalizzato nel riconoscere il proprio mondo interno e, pertanto, assolutamente incapace di poterlo modulare e di saperlo esprimere adeguatamente agli altri. Il mancato giusto rispecchiamento avviene anche all’interno di famiglie invasive nei confronti del piccolo poiché assumono una modalità categorica tale per cui vengono attribuiti al figlio stati emotivi e mentali che non ammettono repliche (es. “sei stanco”, “hai sonno, è meglio che tu vada in camera a riposare”, “sei arrabbiato”), ma nelle quali il bambino non si riconosce affatto. In questi casi, il figlio arriva a mettere in atto reazioni emotive inadeguate riversandole totalmente sull’esterno oppure bloccandole per il timore non sapere come esprimere quei vissuti. Le madri invasive, ansiose, depresse, o insoddisfatte della propria vita si riversano sui figli intervenendo continuamente e, con l’idea di dare sostegno, bloccano la loro possibilità di viversi autonomamente e di esplorare il loro mondo interno. Sono mamme che non riescono a non anticipare i bisogni del bambino ma ciò comporta, nel tempo, l’impossibilità di riconoscere le proprie passioni ed interessi, avvertendo un forte senso di vuoto.

Nei DCA, il legame osservato è quello tra madre e figlia, un legame simbiotico in cui vige il patto di essere unite e di sostegno l’una per l’altra, ma con un vissuto di conflitto elevato (da parte della figlia) causato dalla rinuncia alla propria autonomia. Il rifiuto del cibo è il rifiuto del bisogno, la negazione della crescita, l’affermazione dell’attaccamento alla madre e la conferma del loro patto di unione.

La dott.ssa Alessia Santoro, Psicologa a Milano e Psicoterapeuta, si occupa di disturbi del comportamento alimentare, anoressia e bulimia (DCA)  a Milano. Riceve a Milano, in zona San Babila in via Cesare Battisti 1; in zona Città Studi in P.le Gorini 6; in zona Porta Ticinese presso Punto Raf, via Santa Croce 10/A.