Ricevo a Milano in San Babila, Città Studi e Porta Ticinese
Mindfulness a Milano Psicologa Psicoterapeuta Meditazione

Mindfulness: l’esperienza del non-fare e del ricordarsi di essere

Se ci fermiamo ad osservare la nostra mente, scopriamo che essa è costantemente occupata dal rincorrere le proprie soddisfazioni, riempire i momenti di vuoto, cercare di ottenere ciò che si desidera, reagire agli stimoli della vita, eliminare i fastidi rimpiazzandoli immediatamente con distrazioni od altri riempitivi. Sembra che la nostra costante preoccupazione sia occupare il tempo e le giornate con impegni cercando di assolverli in fretta, con ansia e con il vissuto che tutto sia estremamente importante e necessario. Ci sentiamo travolti dai nostri ruoli, subiamo il ruolo degli altri, avvertiamo il peso degli impegni e delle responsabilità, viviamo immersi nel mondo del dover fare e difficilmente riusciamo ad entrare in contatto con la dimensione dell’essere. Tale sfera non è difficile da contattare, bisogna solo pensare consapevolmente a colui che agisce il “fare”, vale a dire noi stessi. Il richiamo alla consapevolezza si può far avvenire anche durante il momento stesso in cui si è in piena attività, semplicemente essendo più consapevoli di ciò che viviamo e di noi come lo stiamo vivendo. All’interno di una vita orientata al fare, la pratica della consapevolezza risulta un rifugio di stabilità e saggezza capace di offrire del tempo dedicandolo a riscoprire chi siamo, cosa vogliamo, in quale direzione vogliamo dirigerci, il tutto attraverso uno stato di tranquillità e benessere. Il risvolto positivo è che l’equilibrio e la pace interiore ritrovata si riversano in ciò che si fa eliminando del tutto o quasi del tutto la pressione del fare. La pratica della consapevolezza è il non-fare e l’unica meta che mira a raggiungere è quella di sottolineare l’essere ciò che già si è, senza pretesa di cambiamenti ma solo con l’ambizione di fermarsi ad ascoltare noi stessi per ciò che siamo in quel momento, cosa che inizialmente risulta piuttosto strana ma che, ripetuta costantemente nel tempo, diviene indispensabile e fondamentale. Bisogna familiarizzare con l’esperienza del fermarsi rimanendo in ascolto di noi stessi. Inizialmente potrebbe sembrare un’ulteriore impegno quello di dedicare del tempo specificamente alla meditazione, come se ci dovessimo imporre di trovare un momento bloccando il movimento del fare per stare fermi in compagnia solo della nostra mente. Potremmo avvertire un senso di sovraccarico ulteriore, ma questo all’inizio è inevitabile. Solo dopo una buona esperienza si scopre l’enorme vantaggio del nutrire il proprio essere e l’impegno e la disciplina si svilupperanno spontaneamente.

Il giusto atteggiamento

Per coltivare la consapevolezza non basta eseguire automaticamente le istruzioni. Serve il giusto atteggiamento, aperto e ricettivo. Imporsi il rilassamento con l’ansia di ottenere risultati non servirà a nulla. Se l’impegno e l’energia saranno scarsi, difficilmente la meditazione potrà essere praticata con regolarità e continuità e quindi non si arriverà a nulla. L’atteggiamento passivo, povero ed inquinato è un ostacolo alla consapevolezza ed alla calma. Per arrivare all’apprendimento ed alla trasformazione bisogna impegnare sé stessi totalmente. Serve energia e dedizione e non solo. Serve ricettività, accettazione, sensibilità, ma nessuna di queste qualità può essere forzata perché si otterrebbe solo frustrazione e tensione (esattamente come forzarsi ad essere distesi per riuscire ad addormentarsi causa l’impossibilità a farlo). La pratica della meditazione richiede che si presti attenzione alle cose per come sono, senza cambiare nulla. Secondo diversi studi, i pazienti scettici ma aperti sono quelli che ottengono i migliori risultati. E’ come se l’atteggiamento giusto fosse di quelle persone che tra sé e sé si ripetono “non so se questo lavoro funzionerà, ma ci provo e se ci provo mi impegno davvero e impiego tutta la mia energia”.

I sette pilastri

I sette pilastri sono quegli aspetti fondamentali che indicano il giusto atteggiamento da tenere nella pratica, ma anche all’infuori di essa, nella vita e nelle attività di tutti i giorni. Ognuno è connesso all’altro e più si sviluppa un aspetto, più gli altri accresceranno insieme ad esso. I sette pilastri sono i seguenti:

  1. Non giudizio: si riferisce alla nostra naturale tendenza ad etichettare e classificare in categorie. L’attività giudicante della mente ci preclude la conoscenza di certe esperienze, persone, attività. E’ importante riconoscere la nostra mente nel momento in cui giudica affinché si possa provare a divenire imparziali nei confronti di ciò che osserviamo.
  2. Pazienza: è saggezza, è comprendere e accettare che ogni cosa ha i suoi tempi di sviluppo, elaborazione e maturazione. Capiamo quindi che pazienza è la forma massima di accettazione di ogni stato d’animo senza dover intervenire in alcun modo su di esso.
  3. Mente del principiante: è poter vedere ciò che osserviamo senza il filtro dei nostri pensieri, giudizi, opinioni. La mente del principiante significa poter conoscere ogni volta le cose come se le si vedesse per la prima volta.
  4. Fiducia: indica la fiducia in sé stessi e nelle proprie intuizioni e sensazioni attribuendo loro bontà di fondo. Significa assumersi la responsabilità di ascoltarsi ed essere sé stessi. Coltivare la fiducia in sé accresce la fiducia negli altri.
  5. Non cercare risultati: la meditazione è il non-fare e non cercare risultati. La meditazione ha l’unico scopo di essere sé stessi. Il modo migliore per ottenere risultati è quello di non cercare di ottenere risultati. Con la pazienza e l’osservazione di ciò che siamo in quel momento, il risultato arriva da sé.
  6. Accettazione: si intende osservare le cose così come sono nel presente. Accettazione non significa essere soddisfatti di ogni aspetto così come è e non significa essere rassegnati, ma accettazione è semplicemente la disponibilità a vedere le cose così come sono. Nella pratica della consapevolezza, coltivare l’accettazione significa cogliere ogni momento come viene vivendolo nella sua pienezza.
  7. Lasciar andare: significa coltivare il non attaccamento. Talvolta la nostra mente resta intrappolata in pensieri particolari. Possono essere molto piacevoli e cercheremo quindi di prolungare il loro ricordo, oppure spiacevoli e cercheremo di allontanarli. Se la mente tende ad attaccarsi o respingere qualcosa, si può provare a lasciar andare quegli impulsi per vedere cosa succede. Significa osservare i pensieri e lasciarli andare provando a stare senza di essi.

Oltre a tali aspetti, occorre una elevata energia e motivazione. L’impegno a lavorare su di sé e l’autodisciplina sono anch’essi presupposti fondamentali nella pratica quando si incontrano difficoltà.

La dott.ssa Alessia Santoro, Psicologa a Milano e Psicoterapeuta, si occupa di Mindfulness per ansia e motivazione a Milano. Riceve a Milano, in zona San Babila in via Cesare Battisti 1; in zona Città Studi in P.le Gorini 6; in zona Porta Ticinese presso Punto Raf, via Santa Croce 10/A.