Diagnostica
Psicoterapia: come può modificare la struttura del cervello

Quando si parla di disturbi mentali, si è soliti pensare che solo l’intervento farmacologico possa intervenire concretamente sull’attività biologica del cervello. In particolare, nell’ultimo ventennio, si sono diffusi interessanti studi scientifici che informano che anche l’approccio psicoterapeutico, fondato non sul farmaco ma sul colloquio e su tecniche di ragionamento, ha il potere di apportare cambiamenti morfologici e funzionali significativi a livello cerebrale.

Eric Kandel, neuroscienziato Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia, sin dal principio dei suoi studi ha considerato la psicoterapia un trattamento biologico dagli esiti visibili concretamente sul cervello. Per poter credere a tale tesi, bisogna avvalersi degli studi empirici di neuroimaging (studi di risonanza magnetica) che ben mostrano i cambiamenti strutturali dell’encefalo a seguito di un percorso psicoterapeutico. I più evidenti, appartengono alla modificazione della corteccia prefrontale, area del cervello deputata alle funzioni esecutive della pianificazione, del controllo, della gestione e della decisione. Tale area tende a diventare più sofisticata e spessa dal momento in cui, con la psicoterapia, la si “allena” sollecitando le abilità di problem solving, di autopercezione e consapevolezza di sé, di gestione delle emozioni.

La psicoterapia, inoltre, è in grado di modificare l’attivazione di aree cerebrali e di promuovere connessioni neuronali alternative favorendo il cambiamento. Ciò lo si osserva, ad esempio, nei casi di fobia specifica in cui il paziente presenta un’attivazione dell’area pre-frontale laterale destra quando intimorito di fronte all’oggetto per il quale ha sviluppato la fobia. Successivamente al trattamento psicoterapico, quella specifica area del cervello non si attiva più allo stesso modo (addirittura non risulta attiva di fronte a quello stimolo prima molto ansiogeno e pauroso). Ciò significa che la capacità di saper gestire le emozioni negative modifica l’attività dell’encefalo ed è una scoperta grandiosa che ci porta a pensare bene circa l’esito positivo che si ottiene trattando ogni tipo di disagio psichico, dalla depressione, all’ansia, agli attacchi di panico, alle ossessioni, ai disturbi di personalità ed ogni altro disturbo mentale.

Una volta era impensabile, ma oggi tali evidenze in campo scientifico aumentano la possibilità di confronto tra neuroscienze e psicoterapia. Non solo si percepisce la reale possibilità di un dialogo tra quelli che una volta si consideravano due ambiti agli antipodi della scienza (medicina/psicologia), ma si riconosce e si incoraggia l’opportunità di una collaborazione tra loro che chiarisca in maniera sempre più approfondita i modi attraverso cui la mente cambia.

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