Infanzia e Adolescenza
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L’attaccamento è quella relazione stabile che si instaura tra il bambino e la persona adulta che si prende cura di lui dalla nascita e che attraverso gli scambi interattivi fra i due genera un legame.

Tale legame serve a garantire il benessere, la protezione dai pericoli provenienti dall’ambiente esterno, favorisce la sopravvivenza grazie alla vicinanza della figura adulta e sottolinea un aspetto della relazione che pare non essere legato all’amore fra genitori e figli.

Dal punto di vista teorico, tale assunto stabilisce che il bambino costruisca una relazione con i genitori o con le persone che si prendono cura di lui non spinto dalla fame o da altri bisogni fisiologici legati agli istinti, ma fondamentalmente da quella relazione che gli fornisce un contesto per “sentirsi al sicuro”.

Per raggiungere tale equilibrio, il bambino mette in atto un insieme di comportamenti innati (eredità del patrimonio socio-biologico) detti “comportamenti di attaccamento” utilizzando segnali come il sorriso, la vocalizzazione, il pianto, il sollevare le braccia, azioni tutte volte alla ricerca della sicurezza e che tendono a far sì che l’adulto si avvicini e stabilisca un contatto diretto che va oltre la necessità di soddisfazione dell’area dei bisogni fisiologici.

Il periodo

Il periodo sensibile durante il quale il bambino costruisce il legame di attaccamento è quello del primo anno di vita. Uno dei migliori indici di previsione del modello di attaccamento che emergerà tra la madre ed il suo bambino di 12 mesi è il modo in cui attualmente la madre parla della propria madre e della sua esperienza di essere accudita da lei quando era bambina. In effetti, la relazione della neomamma con la totalità della sua esperienza di ricevere cure materne esercita un’influenza fondamentale sul suo comportamento materno verso il suo bambino.

Entro il primo anno di vita circa, quando il bambino inizia a muoversi in modo autonomo, è già emerso chiaramente un modello di attaccamento specifico.

La separazione e l’allontanamento

Per un bambino, i momenti di separazione e di allontanamento dalla persona che gli fornisce cure primarie è uno degli aspetti più traumatici e frequenti della vita quotidiana. I comportamenti che rivelano meglio il tipo specifico di attaccamento stabilito sono quelli che si verificano quando la mamma ed il bambino si ritrovano dopo una separazione, comportamenti che variano da cultura a cultura. Nella nostra, non appena mamma e bambino si vedono dopo essere stati separati, corrono l’uno verso l’altra e per un po’ restano stretti l’uno all’altra. L’abbraccio è un gesto di vitale importanza: circondare l’altro con entrambe le braccia in modo da stringerlo a sé è probabilmente l’atto più rassicurante compiuto dagli esseri umani. Dopo che l’abbraccio ha compiuto la sua magia, il bambino è pronto per il distacco poiché è stato psicologicamente “riattaccato” (“ricaricato”) e quindi può separarsi di nuovo e tornare alla sua attività. L’intero scenario della riunificazione richiede solo pochi secondi ma questo breve lasso di tempo è sufficiente affinché le due parti si ritrovino e la separazione venga così riparata: questo comportamento è chiamato modello “sicuro”

L’ interazione tra madre e bambino

Nella nostra cultura esistono, però, anche modelli di attaccamento “insicuro”. Ne fornisce un esempio la situazione in cui mamma e bambino si ritrovano dopo un momento di distacco e sembrano evitarsi come se non stesse avvenendo una riunificazione; si comportano, cioè, come se nessuno dei due si fosse mai allontanato. Nessun avvicinamento reciproco, nessun abbraccio. E’ come se il bambino negasse l’importanza dell’evento. Effettivamente, la maggior parte delle madri con un comportamento caratterizzato da questo tipo di modello respingerebbe il bambino o comunque reagirebbe negativamente se questi volesse manifestare in qualche modo l’avvenuta riunificazione. Il bambino lo sa e quindi, non facendo niente quando rivede la madre, di fatto, la tiene più vicina a sé. Malgrado sembrino non reagire al ritorno della madre, questi bambini ne sono profondamente consapevoli e mostrano molti segni interiori di ansia.

Un ulteriore modello “Insicuro” funziona in modo opposto: il bambino sembra ambivalente e se da un lato dà segno di ricercare fortemente l’attaccamento, dall’altro rifiuta l’avvicinamento della madre. Ne risulta che i comportamenti al momento della riunificazione sono estremizzati. La madre è costretta a reagire e ad essere più espansiva e fare di più, quasi che il bambino utilizzasse una strategia per ottenere da lei una manifestazione di attaccamento più intenso.

Esistono molti altri modelli di interazione tra madre e bambino che tendono ad essere trasmessi da una generazione all’altra ma l’attaccamento è il più studiato dagli psicologi dell’infanzia.

La tendenza delle neomamme è di replicare con il proprio figlio i modelli di attaccamento appresi da bambina. Questa tendenza viene definita “trasmissione intergenerazionale” di un modello di comportamento.

Fortunatamente, le neomamme non sono obbligatoriamente destinate a ripetere i vecchi modelli sperimentati da piccole: quanto più si è in grado di capire la relazione con la propria madre, tanto più la si potrà rielaborare e minori saranno le probabilità di riprodurla in modo automatico. E’ tuttavia necessario avere una notevole consapevolezza di sé per arrivare ad una comprensione matura ed oggettiva di tale relazione. Non si tratta tanto di cambiare il rapporto in sé, quanto di intenderlo diversamente. Ricostruire con franchezza la storia della relazione con la propria madre e vederla in prospettiva significa, in buona misura, liberarsi dal passato.

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