Disturbi di personalità
Disturbi della personalità a base ansiosa

Lo sviluppo cognitivo dipende dal bagaglio emozionale. La personalità è associata alle precoci esperienze di contatto di cui non si ha memoria consapevole ma che determinano una traccia indelebile a livelli profondi della persona. I bambini che presentano difficoltà di attaccamento manifestano fatica a formare delle relazioni reciproche poiché mostrano una debolezza della capacità sensoriale e della attività motoria complessa. Ciò significa che non sono in grado di percepire chiaramente e rivelano disagio nel rispondere adeguatamente.

Legame Madre-Figlio

Sin dalla nascita, il legame madre-figlio è un’area protetta all’interno della quale entrambi i partecipanti si scambiano costantemente stimolazioni, feedback e si sintonizzano l’uno sull’altro. Si tratta di un processo affettivo che conduce alla maturazione delle abilità cognitive, emotive e della personalità. E’ grazie al rapporto con la mamma che il bambino, durante il primo anno di vita, trova un riferimento affettivo, costante ed immutabile, per leggere ed imparare molte competenze essenziali e basilari come riconoscere gli stimoli dell’ambiente più rilevanti, comunicare, concentrarsi, concettualizzare, vivere le emozioni.

Qualsiasi sia il quoziente intellettivo dei bambini con un attaccamento alla madre disturbato, essi manifesteranno comunque una debolezza di queste competenze di base.

La stabilità della figura di attaccamento (definita in psicologia come ‘stabilità dell’oggetto’) permette al bambino la maturazione di emozioni, intenzioni, concetti e comportamenti stabili ed intenzionali. Tale conquista evolutiva si verifica nei primi anni di vita attraverso determinati stadi di sviluppo.

Stadio 1 (0-6 mesi)

Le emozioni sono suscitate dalla madre, figura affettiva centrale, fin tanto che è presente. Tutto il resto fa parte dello sfondo.

Stadio 2 (6-12 mesi)

La percezione è maggiore e il bimbo riesce a riconoscere gli estranei. Il ricordo della mamma permane anche se lei si allontana ed esce dalla sua visuale. In questa fase, di conseguenza, emergono i sentimenti di paura dell’estraneo e di paura della separazione dando spazio ad emozioni di ansia ed incertezza.  Egli necessita di persone, oggetti ed azioni stabili, riconoscibili e costanti. Il bambino ha bisogno di essere accompagnato ad apprendere gli elementi della sua realtà ed a gestire (attraverso il riconoscimento) gli stati d’animo che essi gli provocano. Ad esempio, egli avrà il terrore di dormire da solo nel momento in cui non vi è stato un processo di apprendimento progressivo. La ‘permanenza del riconoscimento’ indica che il piccolo è in grado di individuare gli stimoli interni ed esterni che appartengono a lui ed al suo ambiente ma è una competenza non innata, nel senso che arriva a maturazione solo per tramite delle figure di attaccamento. La conoscenza del mondo, il riuscire a dormire da solo, per tornare all’esempio, dipenderanno dall’accompagnamento stabile che gli è stato offerto e dalle separazioni quotidiane a cui è stato abituato gradualmente.

Stadio 3 (12-36 mesi)

Avviene la ‘permanenza dell’identità’. Il bambino interiorizza le emozioni e l’atteggiamento morale dei genitori, chiarisce la definizione del limite tra il sé e l’altro, prende coscienza dell’essere un soggetto “agente” e prova il suo impatto sull’ambiente. In questa fase, emerge il senso di colpa nel momento in cui sente il conflitto tra i propri bisogni e le aspettative o desideri delle figure di attaccamento. Sperimenta la repressione del dolore nel momento in cui si separa dalla persona di riferimento.

Stadio 4 (36 mesi – 6 anni)

È la fase del consolidamento della ‘permanenza sociale’ in cui il bambino si confronta con gli altri trovando la sua identità sociale. E’ in grado di modulare e cambiare la sua posizione ed il suo comportamento a seconda del gruppo in cui si trova.

Esperienze traumatiche

Esperienze traumatiche di separazione nella fase che va dai 12 ai 36 mesi, rendono il bambino e poi l’adulto vulnerabile dal punto di vista affettivo, insicuro e spaventato. Anche le separazioni o gli allontanamenti scarsamente significativi vengono vissuti come rifiuti, gli avvicinamenti sono accompagnati dall’idealizzazione dell’altro o dalla sottomissione con lo scopo di evitare un rifiuto. Egli vive male l’interesse degli altri verso l’esterno poiché lo vive come un abbandono e prova a dare inizio a conflitti per poter testare la relazione ed il grado di importanza affettiva che riveste verso la figura di riferimento.

Il meccanismo di difesa tipico è il diniego repressivo che si esprime nel tollerare (o sopravvivere) ai momenti di separazione sradicando il ricordo della madre per poi mostrare un falso cinismo. In questo caso, qualsiasi esperienza di separazione, anche in età adulta, porta il soggetto a vissuti eccessivamente intensi. La tendenza è di provare una svalutazione di sé con il rischio di sviluppare condotte di dipendenza dalle sostanze e dall’alcol.

La compromissione dei primi due stadi può determinare un disturbo grave dell’attaccamento, mentre i due successivi comportano un problema o un trauma dell’attaccamento, ma non un disagio grave.

I bambini che hanno subito un trauma nello stadio 3 o 4 sono disponibili e ricettivi alla psicoterapia poiché hanno sviluppato la possibilità di investire affettivamente sulle persone. Anche se con precise difficoltà e difese, mostrano di voler stare in una relazione e questo li rende accessibili alla psicoterapia. Nel momento in cui avvertono di essere presi in carico dal terapeuta, accettano e cercano l’aiuto mostrando l’impegno di voler superare la paura di essere abbandonati e rifiutati.

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