Terapia di Coppia
La gravidanza ed il legame prenatale

L’attaccamento prenatale si riferisce all’investimento affettivo ed immaginativo che i genitori sviluppano nei confronti del bambino durante il periodo della gravidanza.

Le origini della relazione tra mamma e bambino

La relazione tra mamma e bambino si origina ben prima della nascita, influenza la qualità della relazione post natale ed è considerata un indicatore della competenza della madre nel prendersi cura del proprio bambino e della sua sensibilità nell’interazione. La qualità dell’investimento affettivo prenatale influisce sui vissuti dati dalla gravidanza, sui processi del parto, sulla successiva relazione di attaccamento e sullo sviluppo psicofisico del figlio.

Tale meccanismo psicologico è sicuramente associato alla personalità della donna, al suo benessere mentale, alla qualità delle sue relazioni affettive del presente e del passato, allo stress ed al supporto sociale. A tal proposito, numerosi studi riportati dalla letteratura riferiscono di una correlazione diretta tra attaccamento prenatale e supporto sociale, mentre mettono in evidenza una moderata relazione inversa tra attaccamento prenatale ed ansia. Tale risultato concretamente rivela l’importanza dell’ambiente affettivo come contesto di supporto emotivo e pratico alla donna nel periodo della gravidanza: nelle situazioni di scarso sostegno, la donna mostra una minore capacità di sintonizzarsi con il bambino.

Tra i vari fattori che influenzano il maternage che verrà fornito al figlio, vi è il legame della donna con la propria madre. E’ un rapporto fondamentale tale da caratterizzare lo stile materno che a sua volta determinerà precise fantasie, rappresentazioni, convinzioni, aspettative e la stessa relazione precoce con il piccolo.

Dagli studi clinici della psicoanalista inglese Raphael-Leff emergono due orientamenti materni: la madre “facilitante” e la madre “regolatrice”. Si tratta di due stili considerati su due poli estremi e raramente si delineano in modo così chiaro.

La madre “facilitante

La madre “facilitante” considera la maternità come un’esperienza conclusiva della sua identità femminile. Si sente arricchita dall’esperienza che sta vivendo, la donna dialoga con il bambino, gli attribuisce un sesso, un nome e caratteristiche personali. La sua identità di madre inizia a differenziarsi dalla propria madre con la comparsa dei conflitti riguardanti la dipendenza. L’elaborazione e la risoluzione di questi conflitti portano la donna ad accettare i cambiamenti ed a preparasi al parto e alla nascita del bambino con l’idea  di curarlo il più a lungo possibile.

La madre “regolatrice

La madre “regolatrice” considera la gravidanza come un passaggio obbligato per avere un bimbo e prova fastidio per le trasformazioni corporee, resiste alla disorganizzazione psicologica rinforzando le proprie difese psichiche e le proprie razionalizzazioni. Il desiderio è di non lasciarsi influenzare dalla gravidanza e dal futuro bambino. Cerca inconsciamente di evitare l’esperienza mentale della fusione con il feto, che viene spesso sentito come un intruso che l’assorbe e le sconvolge una routine collaudata. Manifesta elevate quote d’ansia, preoccupazioni circa il parto (che spesso viene programmato) e ciò può essere in relazione con un’insufficiente elaborazione delle proprie ambivalenze attivate da vecchi conflitti e vissuti irrisolti.

altre tipologie di identità materna

Ammaniti evidenzia altre tipologie di identità materna riconoscibili anche già durante il periodo di attesa:

  • Le madri integrate: sono donne equilibrate, che si lasciano andare ai cambiamenti che la gravidanza produce nei ritmi personali e che accettano in modo armonico le trasformazioni del proprio corpo. Le madri integrate sono in grado di mettersi immediatamente in rapporto con il figlio che è dentro di loro;
  • Le madri ristrette: cui la maternità appare un’esperienza troppo complessa e coinvolgente per essere vissuta in modo semplice, o naturale. Sono donne che, seppur contente di diventare madri, per loro è altrettanto importante mantenere il controllo di sé e salvaguardare la propria indipendenza pertanto mostrano atteggiamenti spesso contrastanti;
  • Le madri ambivalenti: sono donne con atteggiamenti caotici e confusi, che desiderano la gravidanza, ma allo stesso tempo la temono. Tendono ad avere reazioni di rifiuto e di insofferenza, oscillano tra l’espressione dei bisogni e la negazione degli stessi, manifestano risentimento e fastidio nei confronti della propria madre, ma anche verso il figlio che aspettano;
  • Le madri a rischio depressivo: la nascita di un figlio rappresenta una, o ‘la’, grande occasione di cambiamento, per questo, talvolta, la donna va incontro ad un disturbo depressivo. Riformulare totalmente la propria posizione nei confronti della vita può diventare difficile. Emergono resistenze, rigidità, disorientamenti, perdite di ruoli che comportano un disagio psicologico da smaltire nel tempo. Bisogna guardare anche al lato fisico e fisiologico del cambiamento. Purtroppo in questa fase, non si considera che lo sconvolgimento spesso favorisce l’acquisizione di una migliore organizzazione psichica.

Nel complesso, la gestazione è caratterizzata da una miscellanea di emozioni e sentimenti. L’istinto materno è determinato innanzitutto dal legame con la madre, con la quale ci si identifica, ma fondamentali sono anche la relazione col padre e la vita sentimentale e sessuale. La maternità è un processo tutt’altro che lineare: è un fenomeno garantito dalla natura ma racchiude in sé una complessità ed una conflittualità che appartiene ad ogni vita.

Tale processo generazionale rappresenta fondamentalmente sempre l’occasione di un nuovo inizio dove la storia precedente si ripropone ma simultaneamente si apre l’opportunità di operare un cambiamento che segue la linea delle proprie credenze ed aspettative.

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