Terapia di Coppia
Litigare consapevolmente davanti al figlio

Mio figlio assiste alle liti tra noi genitori, dobbiamo assolutamente evitare?

Qualche discussione non traumatizza il bambino. Se esse vengono espresse senza eccessi violenti o con elevata frequenza, il figlio capisce che esistono divergenze ed emozioni che possono essere esternate.

Egli deve avere, però, la possibilità di essere esposto a differenze di opinione che non trasmettano il messaggio della distruttività. Il punto fondamentale è che apprenda che la conflittualità non comporta la perdita di aspetti primari. Avere stima nei genitori riconoscendo loro fiducia e valore è indispensabile, ma ciò viene ostacolato nel momento in cui gli adulti, nel litigio, si denigrano vicendevolmente. Ne deriva una visione distorta delle proprie figure di riferimento e si induce al bambino l’obbligo di scegliere chi ‘salvare’ costringendolo a schierarsi dalla parte di uno dei due e portandolo a modificare il suo attaccamento verso il genitore sacrificato (verso il quale poi tende e vivere un senso di colpa). Bisogna, inoltre, tener conto della competenze psicologiche del figlio di spiegarsi il litigio mettendo in conto di dovergli fornire le giuste spiegazioni per poter assimilare l’evento negativo. Se la lite viene tradotta nel linguaggio del piccolo, allora può essere metabolizzata aumentando le sue capacità di mentalizzazione, cioè di spiegarsi mentalmente cosa succede nella testa degli altri riconoscendo loro dei pensieri e delle emozioni.

Le crisi di coppia sono normali?

Litigare è un momento necessario nella relazione. Il genitore non deve mai dimenticare che l’intento è esprimersi e comunicare per trovare una soluzione comune. Spesso, tale principio passa inconsapevolmente in secondo piano e la coppia diventa un campo di battaglia utile soltanto a sfogare vissuti personali. Le crisi nascono da situazioni di cambiamento e fanno scaturire sensazioni di insicurezza, ansia, pericolo portando le persone ad assumere atteggiamenti difensivi. Anche in fase di separazione le divergenze devono essere comunicate al fine di trovare un compromesso per una famiglia che si sta trasformando e cerca di trovare un adattamento ad una nuova situazione. Il figlio assorbe, tramite le modalità relazionali dei genitori, tale nobile intento e, suo malgrado, rappresenta l’occasione di apprendere l’aspetto positivo del saper comunicare anche durante una crisi.

Quali effetti hanno le liti violente sui figli?

I figli esposti alla continua mancanza di intesa tra i genitori, patiscono enormemente. Purtroppo, anche le famiglie che nascondono gli attriti creano un’atmosfera di tensione che nuoce alla prole. Essi esprimono la sofferenza con l’angoscia, l’incubo della separazione e della perdita dei genitori. Inoltre, gli adulti estenuati dal dispendio di energia dovuto alle liti violente mancano della disponibilità di stare accanto al bambino.

Un bambino si sente in colpa per le liti tra i genitori?

Quando il conflitto coniugale è profondo, il figlio si sente investito del ruolo di mediatore e tende ad intervenire durante le discussioni, a fare da spola tra l’uno e l’altro genitore, oppure ad adottare una condotta impeccabile per non dare adito a nuovi litigi familiari. Se i dissapori non si placano, egli tende a sentirsi responsabile del fallimento relazionale accollandosi un problema più grande di lui. Si tratta di bambini definiti in psicologia come “adultizzati”, vale a dire che non hanno altra scelta se non quella di essere di buon senso ad una età, però, che non li ha ancora dotati delle capacità di poter sostenere un compito gravoso come questo. Il paradosso è che i genitori non solo non si accorgono di questo distorto meccanismo di colpevolizzazione, ma che vadano fieri di avere un figlio così bravo e maturo. Il piccolo adulto si pone in questo ruolo poiché per lui rappresnta inconsapevolmente l’unica soluzione per gestire le angosce da cui è attanagliato. Il genitore deve essere un attento osservatore di tale modalità e deve sollevare sapientemente il figlio da questa posizione che lo porta ad esprimere con maggiore probabilità tristezza e depressione.

Un adolescente comprende meglio di un bambino le crisi coniugali?

L’adolescente si trova in un periodo complicato in cui deve già affrontare la sua crisi. Necessita di riferimenti genitoriali coerenti e autorevoli per riuscire a gestire gli sconvolgimenti interiori propri di quel particolare momento di crescita. Durante una crisi di coppia, il rischio è di non avere genitori disponibili mentalmente a fornire al figlio gli strumenti adeguati. L’adolescente tende ad essere impulsivo, a manifestare sbalzi emotivi rilevanti, a mostrare violenza, rabbia e depressione alimentando i conflitti genitoriali. Con un ragazzo adolescente, in linea di massima, il conflitto è esasperato. In questa circostanza è opportuno affidarsi all’aiuto di una figura terapeutica specializzata per tentare di dare un ordine al disagio familiare e creare una maggiore conciliazione.

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