Dipendenza da sostanze
Quando l’azzardo non è più un gioco

Il gioco viene riconosciuto come una delle attività più importanti per lo sviluppo cognitivo, per la crescita a livello simbolico e per la socializzazione; rappresenta un modo salutare di ottenere piacere evadendo dalla quotidianità e dagli schemi convenzionali e raffigura la possibilità di alleviare i vissuti negativi provando emozioni gradevoli.

Scommessa su quegli eventi il cui esito dipende dal caso

Come ogni forma di gioco, anche quella d’azzardo, che altro non è che una scommessa su quegli eventi il cui esito dipende dal caso, rientra nelle attività ludiche sostanzialmente innocue ed in grado di sollecitare la mente a livello immaginativo liberandosi dai vincoli e dalle tensioni della realtà. Si tratta di un’attività mentale che, se rispetta le opportune dimensioni spazio-temporali, risulta essere liberatoria delle fatiche della vita quotidiana. Alcuni psicologi ne parlano nei termini di ‘rifugio della mente’, vale a dire di luogo in cui il pensiero ha l’opportunità momentanea di evadere dagli stretti meccanismi della realtà vivendo illusoriamente in una dimensione più leggera, per poi rientrare nella concretezza della vita. Tale caratteristica appartiene al gioco d’azzardo così come a qualsiasi altra attività ludica o di svago.

Il gioco d’azzardo permette di illudersi di ottenere una vincita e di fantasticare sul proprio futuro, ma anche di ritornare alle condizioni di partenza affrontando la delusione (o disillusione) senza particolare fatica. Viene definito patologico quando manca l’esame di realtà, vale a dire quando si tende a mantenere viva l’illusione della vincita nonostante i dati concreti dimostrino l’opposto.

Il versante psicopatologico dei giocatori d’azzardo

A tal riguardo, la maggior parte degli studiosi che si sono occupati del versante psicopatologico dei giocatori d’azzardo, attribuiscono loro una compromessa capacità di valutare la realtà tanto da parlarne nei termini di dissociazione dalla realtà. In quest’ottica, il soggetto ludopatico arriva a non tener conto né delle vincite, né delle perdite; egli si separa mentalmente da ricompense o sconfitte poiché sopraffatto esclusivamente dal piacere del gioco. Si tratta di una sorta di alterazione della coscienza che non è più in grado di valutare l’esito negativo delle scommesse d’azzardo. Giocare esclusivamente per divertirsi o per ottenere una vincita economica implica, invece, la possibilità e la capacità di sapersi fermare di fronte ad una perdita di denaro che tocca un determinato limite.

L’imprevedibilità risulta essere l’elemento principale di eccitazione capace di stimolare, a livello cerebrale, il nucleo accumbens che determina un aumento della produzione di dopamina, neurotrasmettitore della sensazione di piacere. Le forti emozioni favoriscono l’instaurarsi di condotte ripetitive che, con il tempo, scivolano verso una forma di dipendenza sempre più pervasiva. Il gioco d’azzardo presenta evidenti sovrapposizioni con l’abuso di sostanze; i  soggetti ludopatici riferiscono di provare addirittura sintomi di astinenza quali nausea, tachicardia, ansia se allontanati dalla fonte di piacere.

i disturbi psichiatrici

Il DSM-IV,manuale diagnostico che classifica i disturbi psichiatrici, definisce dipendente e patologico il giocatore che presenta almeno cinque dei seguenti sintomi:

  1. pensiero eccessivamente coinvolto nel gioco d’azzardo (es. il soggetto rivive le situazioni di gioco passate e pianifica le future; pensiero costantemente rivolto al modo per procurarsi il denaro con cui giocare);
  2. scommette somme di denaro sempre maggiori aumentando la sensazione di sfida e di eccitazione;
  3. vissuti di agitazione ed ansia acuta nel momento in cui interrompe o tenta di interrompere il gioco;
  4. inutili tentativi di controllare e ridurre il gioco;
  5. umore che oscilla tra la depressione e la disforia;
  6. mancata lucidità nel valutare le perdite ed erronea convinzione di potersi rifare (“inseguimento delle perdite”);
  7. bugie e menzogne nei confronti di familiari e amici per mascherare il coinvolgimento nel gioco;
  8. condotte illegali, falsificazione e frode pur di reperire denaro;
  9. allontanamento o perdita degli affetti e delle opportunità di lavoro a causa del gioco;
  10. ricerca dell’aiuto altrui per far fronte ad una disastrosa situazione economica dovuta al gioco.
intervento psicoeducazionale

Tra  i fattori di rischio di sviluppare tale disturbo sono stati identificati i disagi di carattere familiare, lavorativo, relazionale e, inoltre, la tendenza alla depressione, all’impulsività, all’incapacità di tollerare la noia, il precoce contatto con il gioco.

Di fronte ad una diagnosi di gioco d’azzardo patologico l’intervento psicoterapeutico può avvenire a livello individuale, andando ad identificare i meccanismi cognitivi che appartengono al soggetto ludopatico, ma anche quegli aspetti più profondi e sotterranei che inconsciamente spingono la persona ad adottare condotte disfunzionali; a livello di gruppo, creando spazi per l’incontro ed il confronto con altre persone che fungono da specchio di aspetti personali; a livello familiare, poiché vanno riprese ed elaborate dinamiche relazionali che possono aver inciso sull’esordio della patologia.

Esiste, altresì, una parte di intervento psicoeducazionale che coinvolge tutti i livelli di intervento e che si occupa di fornire importanti informazioni circa le caratteristiche della patologia e del suo andamento ed offre, inoltre, colloqui di sensibilizzazione e di confronto in grado di aumentare la motivazione ad occuparsi del problema, elemento determinante nell’affrontare e svolgere un percorso di cura efficace.

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